Varigotti, borgo dei Saraceni

Arrivare a Varigotti per caso, magari dopo aver visto una foto qua e là su qualche rivista di viaggi. Camminare laschi sulla insolitamente larga spiaggia. Vedere i bordi della baia, chiusi, lontano. Avvertire che le note che risuonano negli occhi, nell'aria, nelle corde, sono Liguri ma anche aliene: che Varigotti della Liguria riporta l'angusto spazio tra mari e monti, ma non solo.
L'acqua della baia di Varigotti è insolitamente chiara, la luce insolitamente gialla, l'aria insolitamente tersa, le case insolitamente appoggiate "con i piedi nell'acqua". Basse, colorate e - ora che me lo fai notare - insolitamente mediorientali. Case di pescatori, dice: che già è inusuale per la Liguria che nella storia guardava il mare ma viveva di terra. E pure qui dal mare non venivano che guai, sottoforma delle navi corsare dei Saraceni oppure dei conquistatori, come i superbi genovesi. Che mal tolleravano l'antico, ottimo riparo del porto e senza frapporre indugio da un giorno all'altro lo interrarono con terra e sassi.

È confusa, la cronologia storica di Varigotti: che da un lato è un piccolo borgo senza quarti di nobilità senza cronisti che ne cantassero le gesta; ma dall'altro fu contesa ripetutamente fin dall'epoca di Roma Antica: i Bizantini, i Longobardi che non avevano navi e lasciarono andare in malora il prezioso porto, i Saraceni che invece ne fecero un nuovo, potente punto di forza. Tanto che - pare, la storia dice, ma forse è leggenda - il timbro saraceno resta nella word-of-mouth del borgo ma anche nei toponimi, come quello di Cà dei Mori che sì dev'essere che qualcosa c'azzecchi.

A Varigotti gli uomini pescavano, le donne coltivavano qualcosina dietro la ringhiera di case sulla spiaggia: tutt'ora in fila scompaginata, fronte mare, basse, adorne di portici e finestre a volte e tetti piatti. Sarà la suggestione ma: ecco, in distanza pare un caravaserraglio. E li chiamavan Saraceni, senza colpo ferire, nei secoli dei secoli.

E tutta la sua unicità risiede non poco nel suo essere scomoda, disagevole, compreso tra difficoltà viarie, morfologia accartocciata e bellezza centellinata: non è posto per torpedoni o chiassose compagnie, nè festanti spendaccioni alla ricerca dell'ultima vetrina griffata, o inveterati cocktailisti, o casinari d'oltre mezzanotte. Più luogo della misura, del lusso che si trova nel poco e nel finito, e nella snobberia di avere poco di tutto e dei parafernalia spesso - quasi sempre - associati ai luoghi di villeggiatura. È il suo essere arcigno e ritroso il segreto di una crescita evidente ma non travolgente, della mancanza degli orrendi parallelepipedi che sfregiano la costa fin nelle budella del Ponente: ti basta camminare sulla spiaggia di Varigotti un mercoledi di ottobre avanzato per comprendere, che non è ancora sapere: fino a quando non ti fermi, qualche giorno, a Varigotti.

”È il meno bello… Ma i bambini debbono abituarsi all’ingiustizia… e il più presto possibile!”.
[Una potente battuta pronunziata dal miliardario Chiastrino premiando Caterina, la figliuola della protagonista, nella gara di castelli di sabbia nel film "La spiaggia" girato in parte a Varigotti. Alberto Lattuada, 1954]