Urbex, la frontiera dietro la porta

Il fascino decaduto e decadente dei luoghi abbandonati è seducente, almeno quanto l'allure di queste strutture che hanno brillato di vita e non raramente di opulenza, oppure semplicemente di umanità. Poi per l'incedere del tempo, per l'accadere, per tutt'altri motivi - come cantava Battisti le parole di Pasquale Panella - diventano qualcosa di diverso. Quasi rovine, quasi ruderi ma non proprio: perchè le rovine, i reperti sono il libro di storia non scritto di un passato sepolto, pur recente. Questi luoghi invece pullulano ancora di un'aura aliena, come se una popolazione d'altri mondi se ne fosse andata all'improvviso, per motivi sconosciuti. Piccole infinite Atlantidi non ancora del tutto scomparse, a volte ritrovate.

Ne abbiamo parlato sulle pagine del nostro Magazine, come la testimonianza di un Vivere di Gusto arcano, avvolto dal mistero di storie di persone meravigliose o tremende, di vite meravigliose o tremende, di parabole meavigliose o tremende. Ci siamo appassionati alle storie di Consonno, di Sammezzano, di San Galgano, di Rocchetta Mattei. Ci siamo chiesti perchè quelle immagini, quei racconti ci avvolgessero in quel modo così liquido e pervasivo, perché continuassimo a leggerne - e rileggerne - le cronache in modo così appassionato.

Perchè la sensazione non è la stessa di quando ti trovi di fronte alla Biblioteca di Efeso, o al Tempio di Dendera, o a Petra. Non c'è un crollo di civiltà, una caduta dell'impero, una guerra di religione. Pare più la scena di un mediocre film di fantascienza, quando cade un meteorite con un misterioso agente chimico che spazza via la popolazione in una notte. Un po' di Bodysnatchers, un po' di Alien, un po' di catastrofismo a buon prezzo.

Abbiamo dunque scoperto l'Urbex - Urban Exploration - una disciplina da praticare con disciplina ma con una certa spregiudicatezza, che spesso sta al confine tra l'effrazione e la curiosità. I gruppi di esploratori urbani non sono degli improvvisati: si muovono con attrezzature idonee e i permessi "ove possibile". Poi si lanciano, indagando con amore e pure passione queste desolazioni che catturate nei fotogrammi e nelle sequenze cinematografiche diventano fomenti di pura bellezza: "le porte chiuse devono rimanere chiuse", recita uno dei comandamenti del decalogo mai scritto dell'arrampicatore urbano, come a volte sono definiti.

Gli esploratori urbani hanno infatti delle regole rigide: non toccare nulla, non portare via nulla, non danneggiare nulla. Il loro essere - a volte - "intrusivi" non ha niente a che vedere con l'essere "invasivi". Sono come dei birdwatcher di architetture. Cacciano, spottano, scattano e se ne vanno, riportando alla vita, in un certo senso, e riportandoci le immagini di mondi paralleli. Le atmosfere sono sospese, spettrali, extramondane per certi versi. La mobilia che a volte si ritrova nello stesso posto in cui è stata lasciata, i fogli per terra di quotidiani dell'altro ieri, la polvere, le tappezzerie parzialmente distaccate; le macchie di umidità che diventano affreschi, i raggi del sole come inquisitori occhiuti.

Urbex è uno stile di vita, dicono "loro", quelli che lo praticano. Noi racconteremo i loro racconti, se ve ne sarà l'occasione.

"Ci teniamo a sottolineare che questo hobby non va mai improvvisato: la sicurezza è la prima cosa da salvaguardare. A questo scopo usiamo un abbigliamento e delle attrezzature adeguate ai contesti che visitiamo. Per quanto riguarda l’aspetto legale innanzitutto ci assicuriamo dello stato in cui si trovano gli edifici in cui entriamo: porte aperte, finestre rotte, cancelli socchiusi e vegetazione incolta sono il primo segnale di abbandono. Noi non siamo ladri, non manomettiamo gli ingressi né scavalchiamo muri o recinzioni. Quando ne esiste la possibilità richiediamo i dovuti permessi. Il nostro “comandamento” è quello di non toccare mai nulla di ciò che troviamo
[Urbex Squad]