Un giorno d'estate a Montemasso

Immagina di scendere e salire nello stesso tempo, in un giorno qualsiasi incastrato tra luglio e l'estate. Scendere verso Sud da Firenze, e salire qualche centinaio di metri verso il Monte.
Immagina di affrontare la strada ghiaiosa, alzare un po' di polvere in controluce. Proseguire a piedi, con passi scricchiolanti e occhi velati del mattino.

Ombre improvvise, di boschi e di cipressi, infilati ai bordi della strada. Curve, curve strette, tornanti. Curve tornanti strette e in salita. Attorno strapiombi e panorami.

In alto lo slargo e il cancello, con il gigante di pietra assopito, nella stagione calda. Non ancora pronto per il baccanale della vendemmia, ma beato nella propria bellezza ieratica, qui nella luce cangiante dell'alba.

Lontano lo slargo della città: Florentia pare sdraiata placidamente, dimentica del resto del mondo, nella tiepida foschia della pianura. Noi qui respiriamo freschezze: quelle che fanno il bene della vite, fulgida di verde.

Montemasso esiste da parecchi secoli, e nasconde una storia vorticosa iniziata nel X° secolo con confraternite di monaci che in varie vicende fondarono nel 1363 l'Oratorio di San Salvatore. Poi passaggi di mano, casate, dinastie nobiliari ed ecclesiastiche, fino ai giorni nostri con le ristrutturazioni, che ne hanno ripreso l'antico splendore. Oggi resort e caveau per le antiche annate dei grandi rossi Ruffino, non solo quelli prodotti qui.

Ma conviene perdere lo sguardo attorno: la mattina presto è tutto un garrire e chiurlare, l'aria piena di meraviglia, urla e fischi.

La cima di Montemasso riporta tracce di insediamenti etruschi e romani. La Via Maremmana, antico percorso da Fiesole a Grosseto, rese importante servizio di sviluppo a questi luoghi favorendo la pastorizia, agevolati da questa traccia costante nei secoli.