Tre domande a Gian Luca Pellegrini, Direttore Quattroruote

La parola “sostenibilità” è una delle più usate di questi mesi, e forse anche abusate. La comunicazione sulla nuova mobilità sostenibile è pervasiva, e il mondo dell’automobile pare essere estremamente focalizzato sul tema. Ma in molti si pongono dubbi: da un lato la semplice domanda dell’utente medio su come ricaricare le auto elettriche. La seconda domanda è assai più profonda: ma tutta questa elettricità dove andremo a prenderla? Se la produrremo con sistemi tradizionali in fondo non è solo un trasloco del problema dell’energia “con altri mezzi”?

L’automobile è al centro di un cambio di paradigma straordinario, che all’insegna del principio di sostenibilità ne sta rivoluzionando la percezione e la concezione. Era un processo già in nuce, che ha subito una decisiva accelerazione in seguito allo scandalo del Dieselgate, nell’autunno del 2015. Per volontà della politica, l’industria automotive ha dovuto imboccare una strada che porterà alla progressiva decarbonizzazione della mobilità, ottenuta essenzialmente con l’elettrificazione dei propulsori. È una rivoluzione non priva di incognite: se è vero che le emissioni allo scarico saranno drasticamente ridotte, è evidente che ancora si tendono a sottovalutare le implicazioni a più larga scala, dal rischio di alzare la soglia d’ingresso al trasporto privato (rendendolo inaccessibile a chi non avrà i mezzi per permettersi il salto tecnologico) fino alla necessità di una politica energetica infine adeguata, passando per i rischi che l‘elettrificazione porterà per la competitività del tessuto industriale europeo. A beneficiare di tale transizione, infatti, sarà il sistema-Paese della Cina, che controlla non soltanto il know-how delle batterie, ma anche il commercio  delle materie prime necessarie alla produzione degli accumulatori stessi. 

L’auto ha significato molto nell’Italia del boom: ha sdoganato un certo modo di vivere e di muoversi, senza confini, un certo Vivere di Gusto che è anche la dichiarazione nel titolo del nostro magazine. L’auto elettrica come si inserisce in questo scenario, con le sue autonomie limitate e con le sue caratteristiche?

Oggi le limitazioni delle auto elettriche sono palesi: la scarsa autonomia, unita a un’infrastruttura ancora insufficiente, sono ostacoli insormontabili per immaginare un’adozione mass market. Detto che il full electric è una soluzione chiaramente acerba, va riconosciuto come essa sia soltanto all’inizio di un’evoluzione che la porterà presto a essere paragonabile alle macchine tradizionali. Conosco la potenza di fuoco che le case automobilistiche possono mettere in campo quando si impegnano: ho forti dubbi, invece, sulla capacità della cosa pubblica di mettere in piedi un ecosistema che assecondi le intenzioni così spesso rese pubbliche per cavalcare demagogicamente temi che la politica ritiene vincenti nel calcolo elettorale.


Il mondo occidentale stenta non tanto a prendere coscienza, quanto a mettere in pratica i dettami di una nuova politica ed economia aziendale. Quale crede che possa essere il “peso” dell’industria automobilistica in questo processo?

L’auto viene spesso vista come impresa statica e resistente al cambiamento. E spesso ha fatto in modo da legittimare tale percezione. Oggi le cose sono cambiate. E il mondo della mobilità è al centro di un movimento di ripensamento generale tanto inaspettato quanto sicuramente apprezzabile. Il futuro porterà mezzi a emissioni zero, connessi e a un certo punto pure autonomi: è una rivoluzione dai risvolti sociali enormi. Non è un caso che l’automotive oggi attiri nuovi player finora estranei al comparto, da Google ad Apple. L’importante, come Quattroruote spesso sottolinea, è che il diritto alla mobilità venga democraticamente garantito a tutti, senza trasformarlo in privilegio per soliti pochi.

Foto: courtesy Quattroruote

Gian Luca Pellegrini, dal 2014 alla guida del Sistema Quattroruote