Selinunte, l'altro volto di Cartagine

Noi "boomers" abbiamo impresse nella memoria le vicende delle Guerre Puniche: sia perché erano i primi temi di respiro "mondiale" che si affrontavano alle scuole elementari, sia perché si scriveva a fuoco in quelle giovani schede di memoria, con tratti decisi anche se favolistici. Chi non ricorda Annibale e Asdrubale, gli elefanti, gli Ozi di Capua, le galee, e Scipione l'Africano? Chi non ha impresso quel Delenda Cartago che divideva i buoni dai cattivi?

 

Ripescando le immagini a manate, ci ritroviamo di fronte ai feroci Puni che con determinazione e caparbietà arrivano in Italia dalle Alpi e fanno strame di tutte le sicurezze romane: ma poi "i Nostri" suonano la carica e nonostante le abilità tattiche dei Cartaginesi laggiù si spargerà il sale affinché non cresca più l'erba.

 

Tanto banale è la sintesi, quanto vero che la storia la scrivono i vincitori, quindi in questi racconti acritici non uscivano tante altre verità: tra le quali, che i Cartaginesi erano stati alleati dei Romani in alcune battaglie o guerre nell'Italia meridionale, e che avevano imparato tutto della marineria militare proprio da loro; e che tra i due popoli quello più civilizzato era proprio quello africano, debitore della cultura greca e fenicia, e propulsore della via etrusca in Italia; e che a quanto pare l'esigenza di distruggere Cartagine non era più altro che un impeto economico, dovuto anche alle grandi conoscenze sviluppate da Magon proprio là. Resta infatti traccia e memoria se non documento della sua enorme opera in 28 volumi, che fu tradotta in greco e in latino proprio dai Romani. Purtroppo queste opere sono andate perdute, ma le moderne conoscenze legate alla vitivinicoltura proprio da lì prendono le mosse. In molti infatti ritengono che Magon sia stato il primo agronomo della storia.

 

I Cartaginesi - così come i "cugini" Etruschi - erano dei forti bevitori, e tenevano in gran conto l'attività enologica: tanto che su entrambe le sponde dei loro possedimenti, la Tunisia e la Sicilia Occidentale, sono ricchi di testimonianze, e di arcaici palmenti.

 

Dunque attraversando la tristemente nota Valle del Belìce, in una delle aree più siciliane della Sicilia, càpita di incocciare nello sperone su cui si ergono le grandiose rovine di Selinunte, il caposaldo Cartaginese in Italia. Il fascino di questo luogo scuote: sia per l'estensione del sito sia per l'amenità del luogo. Nelle giornate limpide si vede la costa tunisina, distante "due giorni e una notte" di navigazione secondo gli scritti. E l'architettura della città è ancora completamente leggibile nella sua possanza.

 

La città fu fondata d'imperio dai greci Megaresi, che ne fecero una colonia, attorno alla metà del VII secolo a.C. e fu rapidamente inabitata da genti Sicane e dai misteriosi Elimi. Si ergeva per circa 30 metri dal mare e dalle mefitiche zone paludose create dai due fiumi che la costeggiavano, tanto che l'igiene pubblica fu uno dei punti chiave del suo sviluppo. Una città-stato prospera, che da un lato era utile ai commerci con le vicine realtà, come Segesta, dall'altro un vicino ingombrante per le grandi potenze dell'epoca. Tutto funzionò per un paio di secoli in cui Selinunte visse da "amica" di Greci e Cartaginesi fino a quando, alla ricerca di nuovi spazi, iniziò a pestare i calli ai loro alleati  - tra cui appunto Segesta - per avere uno sbocco sul Tirreno. Dopo numerose prove di guerra fu proprio un Annibale - ma non quello degli elefanti - che condusse una devastante campagna contro Selinunte verso la fine del '400 a.C.

Nonostante la strenua resistenza dei Selinuntini dopo nove giorni di sanguinosi combattimenti la battaglia culminò nell'usuale saccheggio e conseguente massacro che all'epoca si riservava alle città vinte. Alcuni storici parlano addirittura di 16.000 vittime, salvi solo bambini e donne.

 

Fu una lezione dalla quale Selinunte non si riebbe, se non molto blandamente, vivendo i secoli successivi in penombra come dominio punico e con i Puni finì, al tempo delle Guerre. Oggi resta uno dei siti più clamorosi della pur ricca Magna Grecia, e trascorrervi una giornata è un evento memorabile per chiunque non abbia un cuore di pietra.

 

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