Quando si dice N'ombra de vin...

Dalle parti del Piave, dove si trova uno dei vigneti della nostra tenuta La Duchessa – ma anche in tutto il resto del Veneto – c’è un modo di dire dalle misteriose origini, che risuona gioiosamente accanto alla passione dei Veneti per il buon vino: “Dame n’ombra”.

Non c’è bisogno di aggiungere altro: un bicchiere di vino da bere in piedi nei bacari di Venezia, con un “cicheto” al volo, oppure nelle nobili piazze di Vicenza e Treviso. L’Ombra è un segno distintivo, comprensibile e condiviso per quel momento conviviale che va dal tinnire dei bicchieri fino al commiato.

Solo da pochi anni il vino si “degusta” nei preziosi calici, ma non molto tempo addietro erano i bicchieri di vetro spesso, poco capienti e molto robusti, che guidavano la mano al vino. Ma ancora non abbiamo una spiegazione per questo detto: e ahinoi, probabilmente non ne avremo di certe e inconfutabili.

Perché di leggende ce n’è a bizzeffe: dall’idea che il detto venisse dall’ombra proiettata dal bicchiere sul tavolo, a quella che si trattasse di un segnale in codice di un’epoca in cui bere vino era considerato volgare… (ma quando?)

Difficile credere ad una diceria ancora più improbabile, quella che lega il motto all’epoca ottocentesca in cui, a causa della strage di vigneti a bacca bianca, dovuta alla Fillossera, il Veneto fu invaso da vini rossi di Puglia, che facevano “ombra” perché impenetrabili alla luce.

Pare invece che il termine scaturisca da una semplice necessità, quella di prendere posto all’ombra – di un campanile, di una casa, di una pianta – per bersi un bicchiere in santa pace. Che siccome deve essere piccolo diventa un’ombrèta… con una sola “t” come d’abitudine per le varie lingue venete, che raramente affrontano con successo l’ostacolo delle doppie consonanti.

Ma non certo a causa di un’ombra

Dame n'ombra...!