Punta Aderci, la Riserva di Vasto

Vasto spezza il litorale adriatico gentilmente, quasi come una anticipazione più timida degli strapiombi garganici. Un luogo quasi predestinato a divenire importante per la sua posizione, protetta e accessibile nello stesso tempo: come testimonia oggi ancora la Rocca dei Caldora, celebre tra le signorie abruzzesi, nel centro della città. Histonium, ecco il suo nome antico, fu nei secoli porto e crocevia, desiderata posseduta perduta e conquistata di volta in volta, a scrivere una delle tante storie vorticose delle nostre città costiere, condannate a essere bellissime e perciò violate, ripetutamente.

Perchè “il Vasto”, curiosamente al maschile come poche altre città, non si adagia su spiagge di talco come accade da Trieste a Vieste, con le rare eccezioni di Focara e sopra tutto del Conero, ma resta appesa a panorami indicibili pochi metri più su, su uno zoccolo di terra rossa e rocce tanto rilevante da assumere poco più a nord personalità propria in una delle più affascinanti Riserve Naturali Regionali dell’intero abruzzo. Il mare taglia la costa, alta poco meno di trenta metri, ricavando numerose spiaggette di accesso non sempre semplice, regalando ai meno pigri tra i bagnanti uno dei tratti più impervi e affascinanti dell’intero adriatico.

Il compito del Parco non è semplice, e intende contemperare la vocazione turistica con la conservazione di una flora e di una fauna particolarmente ricca, e di proteggere il delicato equilibrio della fragile costa dalle inevitabili cicatrici che il consistente afflusso di bagnanti in massa potrebbero arrecare. A tale scopo l’area costiera non è accessibile che con mezzi muscolari, cioè a piedi o in bici, mentre i meno sportivi sono trasportati a mezzo di navette. Cionondimento in luglio e agosto le spiaggie più raggiungibili sono letteralmente prese d’assalto.

L’ideale per visitare e godere la Riserva sarebbe ovviamente scegliere i mesi di bassa stagione. Allora con la Maiella e il Gran Sasso silenziosi testimoni in lontananza si potranno percorrere i sentieri tracciati nel parco, in particolare il vecchio tracciato ferroviario abbandonato fino al confine nord, la foce del fiume Sinello, ammirando le specie vegetali o la varietà di volatili. Tra di essi anche ilmeno esperto dei birdwatchers potrà riconoscere fenicotteri e aironi, mentre il cavaliere d’italia, la nitticora o il beccamoschino, censiti come residenti, sono appannaggio dei più esperti con decine di altri abitanti dell’aria. Ma il punto imperdibile e quindi più frequentato della Riserva è costituito dalla lunga lingua di sabbia di Punta Penna, che conduce agilmente alla spiaggia di sassi chiamata “dei Libertini”, proprio sotto la falesia di circa 30 metri. Ancora più avanti la distesa di ciottoli di Mottagrossa offre un altro punto di vista di Punta Aderci, che peraltro può essere osservato con un percorso “in quota” proprio di costa.

Non occorre essere maratoneti per tutto ciò, ma l’uso del buon senso è suggerito: gli ottanta gradini che conducono alla spiaggia percorsi sotto il sole cocente del mezzodì, magari con infradito e mezza tonnellata di “attrezzature” da spiaggia possono essere assai poco piacevole conclusione di un rinfrescante bagno in acque insolitamente chiare.