Ponza, l'isola delle isole

Tra le mille pietre preziose incastonate nel diadema Italia di certo l'isola di Ponza brilla di una luce sfavillante, e non solo per il biancore accecante di alcune sue scogliere. In pochi chilometri quadrati sono racchiuse tali e tante bellezze, da panorami che tolgono il fiato dal petto, ai reperti storici e infine agli ingredienti umani, da renderla non solo unica ma anche insostituibile. Non a caso sono stati girati su quest'isola decine di film, corto e lungometraggi, documentari, sceneggiati e telefilm. Sono stati scritti libri, di saggistica e di narrativa, così come dei suoi scorci più romantici è tappezzato il web.

Ponza è abitata da sempre. Non difficile da raggiungere attraverso il braccio di mare di 21 miglia dalla costa, rivela testimonianze fin dal Neolitico, anche se furono i greci - che le diedero il nome da Pontos, mare - e i Romani che ne fecero cardine di molte loro attività. Fu infatti prima colonia e poi, grazie ai suoi servigi, divenne città romana e acquisì uno status di grande prestigio: numerose ville patrizie vi furono costruite da ricche famiglie che ne apprezzavano già allora la straordinaria bellezza, la ricchezza dei suoli e dei sottosuoli, e il clima gentile. Purtroppo sull'isola non è mai maturata una consapevolezza a proposito delle riminiscenze archeologiche: le ville furono depredate fino a scomparire per far posto a nuovi edifizi che ne utilizzarono i materiali, ed anche in tempi recenti non è mai nata una attenzione a questo patrimonio che è andato quasi completamente perduto. Restano un po' di "sassi" di un paio di ville, i due clamorosi tunnel tutt'ora usati dalle autovetture, un piccolo tratto di acquedotto, le cisterne, e un misterioso "Mitreo" sepolto nelle viscere di un edificio moderno. Così come sono ancora leggibili le tracce pur devastate dal tempo delle vasche per l'allevamento e il mantenimento dei pesci: si dice murene, di cui i Romani Antichi andavano matti.

Ponza sopravvisse all'impero romano, che le crollò a fianco, proprio per il suo isolamento, e godette di relativo benessere fino all'epoca millenaria quando fu oggetto di frequenti razzie da parte dei pirati saraceni. Complessa ed articolata la vicenda di Ponza dal 1200 in poi con numerosi cambi di mano, possedimenti e acquisizioni, soprattutto in virtù delle sue Abbazie, ma fu nel XVIIImo secolo che l'isola divenne quel che è ora: dopo quasi due secoli in cui l'isola si era quasi completamente spopolata a causa dei saccheggi dal mare, furono i Borboni a rinvigorirla con il trasferimento di 52 famiglie ischitane, da cui discende la maggior parte degli attuali abitanti di Ponza. Furono avviati enormi lavori pubblici che conferirono al porto l'attuale aspetto sotto la guida di Antonio Winspeare e Francesco Carpi, anche con il lavoro di un centinaio di ergastolani destinati al futuro carcere. L'isola restò sotto il controllo borbonico che ne garantirono la sicurezza fino al 1861, quando fu annessa al Regno d'Italia.

Ponza ha subito anche qualche affronto paesaggistico, a causa della presenza nel sottosuolo dei materiali interessanti come la bentonite: le miniere hanno cambiato in modo permanente alcune delle cale più belle dell'Isola. Ciò non di meno oggi compiere il periplo di Ponza resta un'avventura in un mondo di strabiliante fascino: sia sul versante più abitato, fino alle bianchissime scogliere della ex-miniera, che sul lato della sua spiaggia più conosciuta, Chiaia di Luna, il cui nome dice tutto. Unica spiaggia di sabbia, che giace ai piedi di una altissima falesia, e si raggiunge solo per mare o attraverso un cunicolo di epoca storica. Ma questo luogo è anche pericoloso, perchè dalla parete verticale si staccano spesso rocce sporgenti, tanto che non raramente gli accessi alla cala sono vietati.

Ponza è piccola, ma non ostante la sua modesta estensione non appare angusta. La sua dorsale svetta fino a 280 metri sul livello del mare, e risalirne i versanti offre panorami che non si dimenticano.

“Un’isola che ha saputo rimanere un’isola.
Un microcosmo a sé.
Ponza è scontrosa e bellissima.
Ritrosa, diffidente e mai prevedibile.
Tra fichi d’India, bouganville e esplosioni di ginestre,
mi perdo nella bellezza dei suoi tramonti
e trovo sulla terra il mio paradiso”
[E.Montale]