Magica Livigno, di confine e di confini.

Che sia estate o che sia inverno, poco cambia: quando si va a Livigno non è mai una gita/vacanza come le altre. Del resto, essere attratti da un posto così è facile. Ci sono la neve (e alcune delle migliori piste da sci) in inverno e i sentieri nel verde delle alture d'estate; i pizzoccheri laidamente annegati nel burro e le pappardelle rigorosamente fatte a mano; una lista lunga così di formaggi nati da latte di malga e una bresaola che da queste parti è una cosa molto, molto seria. Per non parlare poi delle vie dello shopping, il massimo per chi vuole rifarsi l'armadio con le migliori firme dal made in Italy.

Livigno è così, frenetica ma accogliente in ogni mese dell'anno. A darle un tocco di pittoresco - oltre alle vette che la circondano - ci pensano le case contadine, tutte provviste dei caratteristici balconi in legno che fioriscono con la primavera.
Questa è anche terra di tradizioni e di radici, di resilienza. Ogni anno ad agosto va in scena la “Festa del Fen” (festa del fieno), un vero e proprio omaggio alla storia locale scritta dai contadini quando Livigno non era la meta turistica che è oggi, quando vivere in una zona del genere non significava settimana bianca e vie dello shopping ma sacrifici e duro lavoro, isolamento e servizi praticamente inesistenti.
In quei tempi Livigno era anche terra di contrabbando. Fenomeno che per decenni ha ritmato la vita di molte persone, segnato il territorio e avuto un'influenza considerevole sull'economia, la società e la cultura al di qua e al di là del confine. Riso, sigarette, zucchero, caffè, perfino esseri umani.

Ogni periodo storico ha avuto il suo 'prodotto' transitato illegalmente attraverso il confine. Oggi, con le frontiere aperte il fenomeno sopravvive ma è praticamente invisibile.
Non ci sono più gli spalloni di un tempo che percorrevano sentieri impossibili con la bricolla in spalla per sfuggire ai finanzieri; ma non per questo il contrabbando è scomparso, ha solo assunto altre forme.
Romantica in un certo senso e per lungo tempo socialmente accettata dalle popolazioni, la storia del contrabbando ha però avuto a volte anche risvolti tragici: tra il 1945 e il 1946, a ridosso della fine della Seconda Guerra Mondiale, il confine tra la Svizzera e la Lombardia si è trasformato in una linea del fronte su cui le vite perdute si sono contate a decine, la maggior parte delle quali direttamente collegate a questo fenomeno.
Al di là di questo aspetto più drammatico, circoscritto solo a quel breve periodo fatto di fame e disperazione, la storia del contrabbando da queste parti è accudita quasi con gelosa dolcezza: molti hanno avuto padri o nonni che sono stati toccati da esperienze di quel tipo per sfamare la famiglia o per arrotondare uno stipendio insufficiente.