L'estate di San Martino

“L’Estate di San Martino dura tre giorni e un pohinino”, recita un motteggio toscano: d’autunno inoltrato, di solito cadono tre, quattro giorni in cui il grigio piovigginoso novembrino si interrompe per lasciare spazio al cielo azzurro e a temperature dolci che regalano ai meravigliosi colori della natura contrasti quasi fiabeschi.

Quest’anno l’estate di San Martino è coincisa coi giorni di picco della famigerata seconda ondata e con pesanti restrizioni governative nel tentativo di arginarne la forza la Toscana è passata da regione gialla a regione arancione, mentre altre regioni d’Italia sono diventate rosse.

Il foliage (si pronuncia folieig, non è francese bensì un termine inglese), la virata al giallo, arancio e rosso delle foglie verdi dei caducifoglie è un fenomeno naturale dovuto alla progressiva diminuzione della clorofilla nelle foglie. La minor presenza di clorofilla permette ai pigmenti delle foglie di essere percepibili. Questo nell’intervallo di tempo che precede la caduta delle foglie stesse. La caduta delle foglie è una autodifesa della pianta, perché la foglia, stressata dal freddo, sarebbe facilmente aggredibile dalle malattie che poi verrebbero trasmesse alla pianta.

Un poetico canto del cigno prima dell’addormentamento della pianta. Fino alla sua rinascita.

É con lo stesso auspicio, la stessa speranza, lo stesso incanto che quest’anno osserviamo uno dei più spettacolari e intensi foliage. Di solito, fra le piante di vite, il foliage più intenso, con toni di rosso quasi cardinalizi, è osservabile nel Colorino, un cultivar autoctono toscano, noto per la sua capacità colorante a supporto dell’anemico Sangiovese nella ricetta per fare il Chianti perfetto, così come lo aveva pensato il Barone Ricasoli, ma quest’anno tutte le piante di vite, e anche molti alberi caducifogli, stanno presentando una colorazione delle loro foglie meravigliosamente intensa, rara.

Lo confermano anche gli agronomi che abbiamo interpellato. Un fenomeno atipico, che ogni tanto accade. Nell’anno della pandemia, la natura, prima di ritirarsi in attesa della rinascita, prima dell’ossimoro della morte propedeutica alla nuova vita, della primavera appunto, si congeda in questo bizzarro 2020 con un cerimonioso e carnevalesco saluto, in una danza di colori e profumi unica.

 

Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.
Scendo. Buon proseguimento.

[Congedo del Viaggiatore Cerimonioso, Giorgio Caproni, ultima strofa.]