L'altalena rugginosa

Quando abbiamo rilevato la casa di campagna, l'altalena cigolava rugginosa nel prato, sotto il susino selvatico, non distante dalla concimaia.

Probabilmente da anni le mancavano le spinte gioiose dei bambini, perché sembrava più una diruta carcassa di ferro che un gioco antico e bello. Neanche le mie bambine avevano fatto in tempo a provarla: nel restauro anche l'aia e il prato avrebbero dovuto essere rimossi, e con loro l'altalena. E così l'altalena, con le sue nostalgie di ruggine, era stata eradicata dalla sua solida fondata in cemento e accatastata più in giù, a valle. Insieme ad altre ferraglie da cantiere: capre, ponteggi, tondini di ferro.

Dopo un paio di anni di lavoro, la casa era rifiorita: la famiglia che l’abitava adesso, ciarliera e squittante, l'aveva animata di una nuova vitalità, che tanto prendeva dalle tradizioni di una volta, il camino, il tavolo di legno, la cucina in muratura, e altrettanto se ne emancipava: i pannelli radianti, la resina, internet, il corten: i tempi moderni che anche i nonni, avessero potuto, non avrebbero minimamente disdegnato.

L'altalena continuava però a giacere dimenticata fra le ferraglie, poco più in giù, nel campetto prossimo al fiume. Tuttavia, l'ipnotico su e giù, alti e bassi, un audace salto lontano quando si è al punto più alto, è come se non si fosse mai interrotto, animato da chissà quale presenza. Un po' come gli anni della vita di tutti noi: un'altalenante danza di bassi - pochi mostruosi, altri spaventosi - e nuovi alti, nuovi "su", col vento in faccia, ancora più inebrianti grazie, forse, proprio a quei bassi.

Ogni tanto ci ripenso a certi giorni bui, ma mi gira la testa e smetto subito: respiro a pieni polmoni il sapore di non esserci più invischiato. E la paura di riviverli mi fa afferrare con maggiore forza le aste dell'altalena e mi ritrovo al contempo bambino e adulto. Avanti e indietro nel tempo, mai così presente.

In questo novembre di confinamenti, di zone gialle, arancio e rosse, di inquietudini e di minacce, ma anche di ritrovate speranze per il vaccino e per la cura, ieri stavo seminando l'orto invernale: spinaci, bieta, fave, agli, aglioni e cipolle. E l'occhio mi è caduto poco più in giù: fra le infestanti, la rugiada del mattino, il gatto appollaiato sopra (come lo Stregatto di Alice) e il primo sole che la imbrillantava, ho intravisto un lacerto della vecchia altalena. La vecchia altalena rugginosa.

E' stato un attimo (e una grande fatica) prenderla, trascinarla al centro dell'orto, issarla e trasformarla in un doppio sostegno di ferro nostalgico e rugginoso per due piantine di Sangiovese: l’uva è un rampicante che cerca vita negli stenti e prospera nelle sofferenze… Due piantine un po' spaurite, stentate, che necessitano di tralicci forti su cui, auspicabilmente, radicare, crescere, aggrapparsi nel corso degli anni l'un l'altra, far fiori e frutti e poi foglie gialle, arancioni, rosse che cadranno al culmine della loro bellezza, per poi rinascere. Come tutti noi, come un’altalena consunta dal tempo, un po' su e un po' giù, un po' su e un po' giù...