Il profumo della bottega

Il termine “bottega” evoca profumi di legno e ricordi antichi. La mano rugosa di mia nonna con cui varcare una soglia quasi magica. Il sorriso di chi chiede sorridente: “Desidera?”. E la danza quasi ipnotica fra coltelli che affettano prosciutti, mani che toccano formaggi, pani e schiacciate croccanti e oleose.  Infine, la carta gialla che si chiude. “Altro?” – “Altro, grazie”.

E di nuovo la mano rugosa che cinge con dolce fermezza la mia, l’altra che stringe contenta una strisciolina di schiacciata per farmi stare buono. La porta che si richiude alle spalle.

Andare in bottega con mia nonna era un rituale. Un vivere di gusto (di odori, affetti e consuetudini) che sento addosso ancora dopo molti anni e che mi hanno plasmato come persona. Un privilegio per tutti noi abbastanza adulti l’aver conosciuto il piacere di fare la spesa, prima della distopia consumistica dei centri commerciali, della grande distribuzione, della reificazione del prodotto.

In bottega si andava, fin dal Rinascimento, per imparare un mestiere e per produrre artigianato, talvolta anche arte. Alla scuola, alla bottega dal Verrocchio imparavano il mestiere Leonardo da Vinci e Sandro Botticelli, per esempio. Si passeggiava per le vie di Firenze e Siena e ci si imbatteva, dentro ampi portali a livello strada, a un maestro e tanti allievi che intarsiavano, intagliavano, pittavano, scolpivano, tessevano, lavoravano il cuoio, in un virtuoso circolo creativo e produttivo che dai giovani si trasferiva ai più anziani e viceversa. Vi sono prima dipinti, poi fotografie in bianco e nero, di laboriose botteghe dove si realizzavano scarpe in pelle, lavorazioni orafe, mosaici, argenti, opere in legno, fino a lavorazioni di prodotti che si potevano mangiare.

Infatti, lentamente, in un processo quasi naturale dovuto all’evoluzione del concetto di gastronomia,  durante il corso degli anni il significato di bottega si è aperto anche alle lavorazioni e vendita di mangiari.

La bottega è oggi uno scrigno raro che richiama antichi mestieri e che racchiude le opere di maestri formaggiai, norcini, fornai e gastronomi e che permette l’interazione, la socialità, lo scambio di qualche parola. Qualche nonna con in mano il nipote ancora varca quella soglia e quando escono hanno sporte gonfie di bontà e un pezzettino di schiacciata da mangiucchiare.